Frangetta di Evangelion
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Capelli biondi cenere, frangetta, felpa verde con grandi fiori stilizzati bianchi che ricordano il logo della Conad. Septum nero. Sei seduta nella fila parallela, ma esattamente davanti il mio sguardo. Poco fa sonnecchiavi, al risveglio hai indossato una collana in cui una corda sottile marrone sorregge una qualcosa sorta di pietra.
Ti prepari per scendere indossando un berretto Dickies, controllando che il logo fosse centrato verificandone la posizione rispetto al naso. E poi hai tirato fuori un po’ di frangetta per farla notare dal bordo. Ma forse ne è andata un po’ davanti gli occhi, tanto da fartene chiudere uno per capire se era effettivamente quella davanti la vista.
Mi chiedi se il libro che stessi leggendo parla di Evangelion, l’anime. Me lo dici a voce molto bassa, tanto da farmi togliere del tutto le cuffie e avvicinarmi a te. Ridi chiedendomi scusa, ripeti la domanda e ti rispondo che sì, parla dell’anime, nella fattispecie della psicologia e cambiamenti dei suoi personaggi, di come si riflettono negli altri. “Una bella introspezione personale se vuoi”.
Non hai tempo di sfogliarlo e leggerne un po’ perché saresti scesa da lì a breve, ma mi chiedi di fare una foto. “Certo”. Ti rimetti le cuffie. Mi rimetto le cuffie.
Ogni tanto incrociamo gli sguardi, sorridiamo. Ti alzi, c’è coda per uscire, rimani vicina a me. Ci guardiamo più volte, sorridiamo. Vorrei dirti che posso portartelo non appena lo finisco, ma non ho il coraggio, non in mezzo a tutti. Sorridiamo. Penso a quanto sono stupido a ticchettare il cellulare sulla bocca per trovare le parole.
Oppure potevo dirti di venire domani all’infopoint di Emergency a Genova per prenderlo. Potevo scriverti il mio numero nel libro e dartelo. Dovrei tenermi la penna in tasca, non nello zaino.
